Esce in libreria per Rubbettino “Non nel mio nome. Un omosessuale contro il matrimonio per tutti” di Jean-Pier Delaume-Myard, portavoce nazionale francese di Manif pour Tous

“La genitorialità non è un diritto; dare dignità umana e non un valore commerciale ai bambini, è un dovere”
“Essere contro il matrimonio per tutti è ben diverso dall’essere contro gli omosessuali”

Frasi forti, quelle di Jean-Pier Delaume Myard, che potrebbero apparire discriminatorie se a pronunciarle non fosse proprio un omosessuale dichiarato che non si sente rappresentato dalla lotta per la parità dei diritti in tema di matrimonio perpetuata da quella che lui stesso definisce “Lobby gay”, tanto da autodefinirsi “Omosessuale non gay”.
Per spiegare la sua posizione, non facilmente riassumibile in una battuta d’effetto, Delaume-Myard ha voluto scrivere “Non nel mio nome”, libro che prende le distanze da una battaglia ideologica e giuridica che non rispecchia i desideri di un’intera categoria di persone, come troppo spesso invece si vuole lasciar intendere. Con questo libro l’autore si propone di fare luce sull’insieme d’implicazioni negative che l’omogenitorialità comporterebbe, e di dare voce all’esigenza di smentire luoghi comuni e clichè che invadono il mondo omosessuale e confondono chi lo guarda dall’esterno.
Il libro di Delaume-Myard esce in libreria (ma è solo una coincidenza) proprio all’indomani della Giornata per il Diritto di Priorità Educativa della Famiglia che Manif pour Tous Italia ha indetto per il prossimo 4 dicembre, una sorta di sciopero pro famiglia che ha scatenato innumerevoli polemiche da parte dei sostenitori delle famiglie arcobaleno, e di quanti vedono in queste manifestazioni degli ostacoli alla libertà individuale, tanto da identificare l’associazione e il suo nome come simboli dell’omofobia.
Temi caldi, quelli riguardanti il gender e l’omogenitorialità, che dividono e infervorano gli animi. Temi che non lasciano indifferenti ma che spingono – spesso sbagliando – a prendere una posizione netta, senza distinguo.
A spingere Delaume-Myard a scrivere questo libro, dopo anni di partecipazione politica e sociale, è stato il progetto di legge Taubira (dal nome della Ministra della Giustizia francese proponente) che traduce l’impegno del Presidente della Repubblica Hollande a consentire il matrimonio e le adozioni a coppie dello stesso sesso.
Gli interrogativi che l’autore si pone rimangono quelli più difficili sui quali non c’è ideologia che tenga: Quali sono le differenze tra bambini cresciuti in famiglie eterossesuali e quelli allevati da coppie dello stesso sesso? Come spiegare, all’interno della famiglia di una donna con un utero in affitto, a dei bambini che vedono crescere il pancione della mamma ma non conosceranno il fratello, che la gravidanza era su commissione? Come ovviare alla ricerca intrinseca nell’individuo della sua identità genetica? E, soprattutto, perché non ci si pone anche dal punto di vista etico il problema del ruolo delle donne che vengono derubricate a semplici dispositivi per generare figli?
Nessuna risposta certa, solo dubbi che spingono a chiedersi se allargare una sfera di diritti così importante per l’essere umano sia più importante dei danni che si andrebbero a creare ad altri individui.
La voce di Delaume-Myard, pur levandosi tra quelle che si pongono contro le famiglie arcobaleno, risulta allo stesso tempo “fuori dal coro” e fa più rumore delle altre perché proviene da un omosessuale e cattolico “praticante in entrambi i campi, col dovuto rispetto”, come egli stesso afferma.
La quarta di copertina

Sono omosessuale ma non gay. Il mio primo compagno, oggi deceduto, all’epoca era amico intimo di François Hollande e Ségolène Royal, cosa che ho ricordato al Presidente della Repubblica quando l’ho incontrato all’Eliseo dove mi trovavo in quanto membro della delegazione de «La Manif Pour Tous». Ho sempre fatto la scelta di vivere in coppia, eppure sono contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso, non per motivi di unione tra due persone che si amano, ma per il problema fondamentale del bambino e del suo diritto ad avere un padre, una madre e dei nonni. In realtà sono molti gli omosessuali che non provano alcun desiderio di sposarsi e ancor meno di avere un bambino! Le cifre parlano chiaro. A 25 anni ho preso in considerazione l’idea di avere un bambino per potergli trasmettere un patrimonio, uno status sociale […] in breve, volevo avere un bambino per i motivi sbagliati. Senza dubbio gli avrei dato tutto l’amore che aveva il diritto di aspettarsi ma c’era anche un’altra domanda da porsi: quella riguardante la filiazione. Quali sarebbero stati i riferimenti di questo bambino, il suo non-rapporto con la madre? Nel caso di una coppia omosessuale maschile, la madre non sarebbe diventata altro se non una macchina distributrice di bambini a fronte di un grosso assegno o di una carta oro? E poi penso anche agli altri bambini. Quelli che la genitrice ha avuto come madre vera e propria. Come farà a spiegare a fratellastri e sorellastre del nascituro che la mamma ha fatto un bambino unicamente per venderlo? Quali saranno i traumi di questi bambini che, per 9 mesi, hanno visto il grembo della madre arrotondarsi giorno dopo giorno e non conosceranno mai il loro fratello o sorella? Libertà, uguaglianza, fraternità, sì! Libertà per il bambino di non essere escluso in quanto figlio di omosessuali (maschi o femmine che siano) nelle piccole città e in campagna. Uguaglianza per il bambino affinché possa crescere con un padre e una madre. Fraternità per il bambino come possibilità di avere fratelli e sorelle senza un numero molto elevato di patrigni o matrigne. No al bambino giocattolo! No al figlio oggetto! Questo libro costituisce la voce di tutti coloro che non vengono ascoltati durante il dibattito sul “matrimonio per tutti” e le sue conseguenze sul nostro avvenire comune; costituisce la speranza di essere finalmente capiti

Jean-Pier Delaume-Myard è il portavoce nazionale de “Le Manif Pur Tous”. Il 25 gennaio 2013, all’Eliseo, ha incontrato il Presidente della Repubblica francese e lo ha reso partecipe delle preoccupazioni riguardo alla GPA (Gestazione per altri) e alla PMA (Procreazione medicalmente assistita). Nel novembre 2012 su leplus.nouvelobs.com un suo articolo intitolato: “Io sono omosessuale e non gay, finitela con questa confusione” ha dato il via a un acceso dibattito. È autore di una quarantina di documentari per France 3 Région ed Equidia trasmessi anche sulla televisione belgo-francofona. Nel 1998 ha vinto un concorso per la migliore sceneggiatura sulla tematica dell’omofobia (“L’homophobie en questione”. È autore di racconti per bambini

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