Al modello scandinavo è dedicato il nuovo libro di Fabrizio Tassinari “La stella polare” edito da Rubbettino

“Le riforme… dovrebbero essere affidate a esperti” ha detto ieri Mario Draghi nel suo primo discorso al Senato “Ad esempio la Danimarca, nel 2008, nominò una Commissione di esperti in materia fiscale.” 
Fabrizio Tassinari ha diretto per quasi un decennio il dipartimento di politica estera dell’istituto studi del governo danese e ha partecipato a diverse di queste commissioni in Danimarca. 
Come spiega nel saggio “La Stella Polare” (appena pubblicato da Rubbettino), queste commissioni sono una metafora di un modo molto diverso di intendere la democrazia. In Scandinavia, il contratto sociale è basato in parte su una delega dell’autorità a gruppi tenuti a debita distanza dalla democrazia e protetti dalle sue deformazioni.
L’esempio più calzante sono proprio le commissioni di esperti. Mentre spesso queste commissioni rappresentano un sotterfugio dei parlamenti per schivare decisioni impopolari, il presupposto è che i contenziosi più spinosi debbano essere sciolti dai vincoli dell’agone politico e portati al tavolo degli esperti.
Il ruolo degli esperti non è tecnocratico, ma più simile a quello del medico di famiglia, il cui parere viene regolarmente richiesto e le cui indicazioni non sono messe in dubbio.

Il libro di Tassinari “La Stella Polare” è dedicato a questo e ad altri temi riguardanti il profondo Nord Europa.

Come può una democrazia in crisi – si chiede Tassinari – tornare a soddisfare il nostro legittimo bisogno di buongoverno? Ne “La Stella Polare”, l’autore va a scovare ai confini dell’Occidente, in Scandinavia, gli indizi di una lettura inedita del nostro futuro. Una frontiera geografica, i nordici, ma anche esistenziale: la metafora della società virtuosa. Prendendo le mosse da questo caso a suo modo limite, Tassinari intravede le luci e le ombre di quello che sarà il vero compromesso storico del Ventunesimo secolo. Non fra destra e sinistra, ma fra il conformismo cieco delle regole che piovono dall’alto e l’intolleranza rabbiosa che rigurgita dal basso, fra la tecnocrazia e il populismo. Attraverso aneddoti e casi studio, dal mercato del lavoro all’istruzione, dall’ambiente alle pari opportunità, emerge così la sagoma del buongoverno di domani.