La vicenda dimostra ancora una volta chi è che comanda il mondo (e non sono i governanti)

I ritardi annunciati da parte di Pfizer nella consegna dei vaccini hanno certamente sparigliato le carte in gioco dei governi impegnati nella lotta contro il Covid, dall’altra hanno però messo in luce come, ancora una volta, la politica si riveli debole – anzi, dovremmo dire “perdente” – quando si trova a fare i conti con l’economia.

È l’applicazione concreta di quanto scritto e teorizzato da Giorgio Galli e Mario Caligiuri nei due volumi pubblicati da Rubbettino “Come si comanda il mondo” e “Il potere che sta conquistando il mondo” in cui vengono messe a nudo le relazioni tra potere economico e potere politico.

Abbiamo chiesto un commento a Mario Caligiuri, professore all’Università della Calabria e Presidente della Società Italiana di Intelligence.

«Che le multinazionali dettino le agende ai governi non lo scopriamo certamente adesso. La pandemia da un lato rende le situazioni più chiare e dall’altro ridefisce rapporti di potere. Secondo il filosofo Slavoj Zizek la pandemia avrebbe potuto comportare la fine del capitalismo. È una visione per alcuni aspetti auspicabile, in quanto il capitalismo reale sembra più pernicioso del socialismo reale, ma  altamente irrealistica. Le vicende legate alla fornitura dei vaccini dimostrano come i governi dipendano necessariamente dalle multinazionali del farmaco, che scelgono di fare accordi con le Nazioni, come nel caso di Israele. Bisogna prendere atto che, a prescindere dall’episodio specifico dei vaccini che rappresenta un aspetto particolare e inedito, i soggetti politici più influenti nel XXI secolo sono rappresentati dalle multinazionali. 

E già va bene se si tratta di quelle finanziarie, poiché sullo sfondo, ma non tanto, ci sono le multinazionali del crimine, che hanno adottato tutte le loro modalità operative: uso dei paradisi fiscali, operatività in borsa, shopping di società globali, relazioni particolari con le banche. E in più la violenza fuorilegge delle mafie. L’orizzonte che si profila sembra essere sempre più indistinto nelle democrazie occidentali con la politica guidata dall’economia e con un discrimine sempre più indistinguibile tra black economy e white economy. La City di Londra sembra rappresentare  plasticamente questa sintesi, essendo contemporaneamente il polo finanziario più importante del mondo come il centro di riciclaggio più efficace del pianeta. Nei nostri due volumi “Come si comanda il mondo” (2017) e “Il potere che sta conquistando il mondo (2020) con Giorgio Galli abbiamo sostenuto  che il  controllo delle multinazionali rappresenti il problema centrale delle democrazie contemporanee. E questa  intuizione sembra più attuale che mai».

I DUE LIBRI

IL POTERE CHE STA CONQUISTANDO IL MONDO

Il vecchio ordine mondiale si sta rapidamente trasformando. Facendo seguito al fortunato volume Come si comanda il mondo in cui si dimostra la prevalenza dei leader della finanza su quelli della politica, gli autori analizzano il ruolo delle multinazionali cinesi, russe, brasiliane, indiane e islamiche. Vengono quindi approfonditi i rapporti con i fondi sovrani e la criminalità, i paradisi fiscali e la politica energetica. E fin qui, nulla di nuovo perché si replicano i modelli della democrazia liberale. Nel frattempo, però, la Cina sta diventando un gigante dell’intelligenza artificiale, egemonizzando l’Africa, il continente del futuro. In una situazione complessa più che il mercato è di nuovo lo Stato a essere protagonista nel XXI secolo, poiché queste multinazionali sono in gran parte subordinate ai governi nazionali. Il declinante Occidente riuscirà a individuare strategie per non soccombere nell’eterna lotta per il potere? È l’interrogativo fondamentale al quale cerca di rispondere questo libro.

COME SI COMANDA IL MONDO

Di fronte al disordine mondiale scaturito dalla caduta del muro di Berlino e dagli attentati dell’11 settembre 2001, ci si chiede con sempre maggiore insistenza chi comandi il mondo. Nonostante i contributi sempre più numerosi, manca finora una visione d’insieme che unisca gli indispensabili presupposti teorici con gli inevitabili effetti pratici, in modo da individuare relazioni e intrecci, che il più delle volte sono davanti agli occhi di tutti. Con un approccio scientifico, gli autori si interrogano su questo tema, riunendo fili dispersi per creare un originale quadro di insieme. Emerge che le persone che influenzano le sorti del pianeta non sono le classi politiche che appaiono sugli schermi televisivi e contro cui si indirizza la protesta, ma i manager delle multinazionali che operano nel mercato globale. Il potere non è impersonale oppure determinato dalle selezioni di un algoritmo ma il nostro destino è deciso da nomi e volti ben individuabili. Il loro controllo è il problema decisivo della democrazia nel XXI secolo.